I nostri Auguri con tre storie significative.

Care amiche e cari amici di Benkadì,

in queste giornate in cui il tempo ci sfugge, tutti indaffarati dietro agli ultimi preparativi, agli ultimi acquisti, al lavoro, che non si ferma certo perché è Natale,... vogliamo prenderci un breve momento per  mandare a voi tutti il nostro migliore augurio di un periodo di festa speciale.

Un dono fatto delle cose che contano: come la speranza di riuscire a costruire con piccoli gesti, giorno dopo giorno, un mondo che sia un poco migliore per noi, per il pianeta, per i nostri figli e anche per i nostri fratelli dall’altra parte del globo.

Nel commercio equo abbiamo trovato uno strumento che ci aiuta a operare concretamente in questa direzione e in voi che ci seguite e ci sostenete, dei validi compagni di strada e alleati in una sfida difficile, un po’ visionaria, ma per noi necessaria.

E quindi, lasciate che vi ringraziamo di cuore per esserci!

Il nostro regalo, da leggere quando ne avrete il tempo, magari durante queste prossime festività, sono tre belle storie, storie di speranza, di fiducia, di umanità.

Ero una volta…

Indossa una storia.


No, non è uno sbaglio. È vero, le storie cominciano di solito con “C’era una volta”.
Questa invece inizia con “Ero una volta… un sari…ora sono una storia completamente nuova”.

E’ una storia che parla di economia circolare, di riciclo, nella quale il sari, tipico vestito delle donne indiane, viene riciclato, gli viene data una seconda vita, diventando un accessorio di moda.

Ma è anche una storia che parla di emancipazione, perché a produrre gli oggetti di “I was a sari” sono donne indiane di Mumbai, provenienti dalle classi sociali ed economiche più svantaggiate, spesso con nulla o scarsa istruzione, che vengono formate professionalmente, acquisiscono nuove competenze ed indipendenza finanziaria.

Riciclando i sari finiscono per riciclare la loro vita.

L’approccio alla moda di “I was a sari” vuole essere ecologico ed etico: "Non crediamo che ci sia bisogno di un nuovo marchio di moda, ma crediamo che ci sia bisogno di uno con uno scopo, uno che si preoccupi delle persone e del nostro pianeta."

Inoltre, in un mondo in cui i margini di profitto hanno la priorità assoluta, “I was a sari” è un’impresa sociale che investe il 100% dei profitti nell’impresa medesima; la missione del progetto non è dare dei dividendi, ma migliorare la vita delle donne indiane.

www.iwasasari.com

 

L'è 'l pan del Toni”


Vigilia di Natale, XV secolo: alla corte di Ludovico il Moro, signore di Milano, si festeggia con un sontuoso banchetto.

Il cuoco della famiglia Sforza, però, dimentica il dolce nel forno, carbonizzandolo. Preso dalla disperazione si affida all’inventiva di Toni, uno sguattero che lavorava in cucina, che, vista la disperazione del cuoco, gli propone di portare in tavola un dolce che aveva fatto quella mattina con quello che c’era in cucina: un panetto di lievito, un po' di farina, burro, uova, della scorza di cedro e qualche uvetta. Il cuoco, disperato e tremante portò il dolce in tavola e si mise ad aspettare la reazione dei commensali. Il dolce suscitò l’entusiasmo della tavolata e quando il duca domandò che dolce fosse, il cuoco rispose: «L'è 'l pan del Toni».

Questa, però, è solo una delle leggende sulla nascita del panettone. 
L’origine è, dunque, incerta. L’unica certezza è che il panettone è nato nel medioevo, legato alla tradizione dell’epoca di preparare, in occasione del Natale, dei pani molto ricchi, che venivano serviti dal capofamiglia ai commensali.

Tradizione che ha fatto diventare il panettone il dolce del Natale.
Anche nelle botteghe del commercio equo e solidale troviamo il panettone, assieme al pandoro ed agli altri cibi della tradizione. Zucchero di cannacioccolatomanghinocimiele ed altri ingredienti necessari alla loro preparazione provengono dai progetti finanziati dal commercio equo e solidale. Fatevi raccontare da dove vengono gli ingredienti, chi ne cura la preparazione e la cottura, chi si occupa del confezionamento. 

Scoprirete le nuove storie de “’l pan de Toni”.
Prodotti buoni per chi li produce e per chi li consuma.

Firmato:
Babbo Natale


Caro Luigi, cara Cristina, caro Andrea, cara Giulia, cari tutti, care tutte,

quest’anno mi è stato chiesto dai vostri cari di portare un po’ dei regali destinati  a voi ad altre persone, in uno spirito di condivisione.

Si tratta di persone che vivono lontano da voi geograficamente e culturalmente, ma che come voi amano la vita e sperano di fare grandi cose.

Sono persone che, con un piccolo aiuto, possono continuare ad andare a scuola, per formarsi una cultura e acquisire una formazione professionale che gli permetterà un’autonomia economica. 

Così in Rwanda, dove le guerre hanno portato via molti papà ed in famiglia sono rimaste le mamme con i figli. Dato che le mamme devono andare a lavorare, i figli più grandi devono abbandonare la scuola per accudire i più piccoli. 
Ecco allora che una scuola materna, che accudisce i piccoli, permette alle mamme di lavorare ed ai ragazzi grandi di continuare ad andare a scuola.

Se il vostro regalo è uno dei “kit scuola per Tumba” di Equomercato, per ogni confezione 1 euro verrà devoluto alla Onlus Variopinto per l’acquisto di materiale scolastico (penne, quaderni, etc.) per le scuole materne a Tumba, Rwanda.

Oppure sono persone allontanate dalla società, perché affette da problemi psichici, come in Burkina Faso. 
Qui spesso i malati sono tenuti segregati e nascosti, oppure abbandonati a se stessi. 
Migliorare le loro condizioni di vita, favorire la loro reintegrazione sociale e comunitaria, anche formando delle persone che possano occuparsene, è il lavoro che stanno facendo il Centro Notre Dame de l’Esperance ed il Centro giovanile Jigi Semé a Bobo-Dioulasso, Burkina Faso.

Se i tuoi regali arriveranno dalla bottega Equomondo di Gorizia, una parte di essi andrà a sostenere proprio le attività del progetto Esperance in Burkina Faso.

Ecco come i vostri cari desiderano che vi prendiate cura del mondo.
Buon Natale di solidarietà e condivisione.

firmato,
Babbo Natale

 

Questi articoli sono stati tratti dalla newsletter del coordinamento regionale del Commercio Equo e Solidale. Anche Benkadì fa parte di questa rete e ne sostiene gli intenti: far conoscere e sostenere il COMES ad un pubblico sempre maggiore.

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